Appennino Parmense — Comune di Corniglio

Val Bratica

Una piccola valle dell'alto Appennino, sospesa tra boschi di faggio, castagneti e crinali silenziosi. Il luogo dove il cielo torna ad essere scuro.

Una valle nell'Appennino Parmense

La Val Bratica è situata nell'alto Appennino parmense, ricadente nei territori comunali di Corniglio e Monchio delle Corti, in provincia di Parma. La valle è attraversata dal torrente Bratica, che nasce dalle pendici del Monte Navert (1.653 m s.l.m.) — il suo spettacolare "balcone naturale" — e scorre verso nord per circa 14 chilometri, confluendo nel torrente Parma poco a valle dell'abitato di Corniglio.

Incastonata tra la Val Parma a ovest e la Val Cedra a est, è collegata a quest'ultima dalla Strada Provinciale 75, che raggiunge la sua quota massima al Passo del Ticchiano (1.154 m). Lungo il suo corso si incontrano i piccoli borghi di Sivizzo, Grammatica, Montebello, Bellasola, Ballone e Villula (frazioni di Corniglio), e più in alto Riana e Casarola (frazioni di Monchio delle Corti).

Primavera in Val Bratica: prato di tarassaco in fiore con cumuli sullo sfondo
Primavera in valle: il giallo del tarassaco e i cumuli di maggio

Cenni storici

La valle conserva tracce profonde della propria storia. Già abitato dai Liguri, il territorio fu conteso tra Bizantini e Longobardi e, in seguito, tra Parma e Piacenza. Nel Trecento il feudo di Corniglio venne trasformato in contea dalla potente famiglia dei Rossi, signori di Parma, che edificarono un importante castello a Bosco di Corniglio. Tramontato il loro dominio nel Seicento, il territorio passò sotto i Farnese e infine sotto i Borbone.

Monchio delle Corti, all'imbocco superiore della valle, fu protagonista per secoli di un'originale forma di autogoverno: il celebre "governo delle 14 corti", un'istituzione retta da un podestà di nomina vescovile che sopravvisse fino all'epoca napoleonica.

La memoria letteraria della valle è legata alla figura del poeta Attilio Bertolucci, originario di Casarola, paese d'elezione poetica al quale dedicò versi tra i più intensi della letteratura italiana del Novecento. A Sesta Inferiore, nel territorio cornigliese, l'artista Walter Madoi lasciò opere pittoriche su muri di case e nella chiesa del piccolo borgo, suo personale rifugio creativo.

Arcobaleno sopra la Val Bratica dopo un acquazzone autunnale
Un arcobaleno sospeso sulla valle dopo l'acquazzone — autunno in Val Bratica

Natura e ambiente

La Val Bratica fa parte del territorio del Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, meglio noto come Parco dei Cento Laghi, e si estende ai margini del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, riconosciuto come Riserva di Biosfera UNESCO.

La presenza di diverse fasce altimetriche — dai 400 ai 1.650 metri — garantisce una straordinaria varietà di ambienti e un elevato grado di biodiversità. La vegetazione è dominata da estese faggete e castagneti, con praterie d'altitudine sui crinali e radure dove si trovano in abbondanza funghi e tartufi. La fauna comprende specie di particolare valore conservazionistico, tra cui il lupo appenninico e l'aquila reale.

Il crinale dell'Appennino Tosco-Emiliano con praterie d'altitudine e affioramenti rocciosi
Il crinale appenninico: praterie d'altitudine, rocce e silenzio

Il Parco dei Cento Laghi

Il nome del parco non è figurato: l'Appennino parmense custodisce decine di laghi di origine glaciale incastonati nei circhi del crinale tra Emilia e Toscana. Tra i più suggestivi, il Lago Santo Parmense, il Lago Pradaccio nella riserva naturale "Guadine-Pradaccio", il Lago Scuro, il Lago Bicchiere e i Laghi Gemio.

Dall'Appennino cornigliese nascono i quattro rami principali del torrente Parma. Tra le mete più note, raggiungibile dal Rifugio Lagdei a piedi o tramite seggiovia, vi è proprio il Lago Santo Parmense, uno degli specchi d'acqua più suggestivi del parco.

Lago Santo Parmense, specchio d'acqua di origine glaciale dell'Appennino Tosco-Emiliano
Il Lago Santo Parmense, specchio glaciale ai piedi del Monte Marmagna

Una valle in attesa di scoperta

La Val Bratica è una valle in via di spopolamento — segnata dalle dinamiche comuni a tante terre alte d'Italia — eppure proprio per questo straordinariamente intatta. Frequentata soprattutto nel periodo estivo per la bellezza dei suoi paesaggi, la tranquillità e il clima salubre, conserva un'atmosfera sospesa che la rende uno dei luoghi più suggestivi e meno noti dell'intero Appennino emiliano.

È in questo contesto, lontano dalle grandi sorgenti di luce della pianura padana, che trova la sua collocazione ideale l'Osservatorio Astronomico della Val Bratica: un cielo ancora autenticamente buio, una dote rara e preziosa sulla quale costruire osservazioni di qualità.

14 km Lunghezza valle
1.653 m Monte Navert
1.154 m Passo del Ticchiano
UNESCO Riserva di Biosfera
Tramonto sulla Val Bratica con falce di Luna sopra il crinale
Tramonto sulla valle: la prima falce di Luna sorge sopra il crinale, all'inizio della notte osservativa.